Un “tavolo interministeriale” subito!
Ieri Repubblica ha pubblicato in prima pagina una lettera del ministro degli Affari esteri, Giulio Terzi, che suonava urgente e vibrante d’iniziativa sulla questione Siria. Nella prima parte il capo della Farnesina compie una lunga – e sacrosanta – ricognizione di quanto sta avvenendo nel paese del medio oriente, individuando i temi decisivi.

Ieri Repubblica ha pubblicato in prima pagina una lettera del ministro degli Affari esteri, Giulio Terzi, che suonava urgente e vibrante d’iniziativa sulla questione Siria. Nella prima parte il capo della Farnesina compie una lunga – e sacrosanta – ricognizione di quanto sta avvenendo nel paese del medio oriente, individuando i temi decisivi: la fine inevitabile del regime di Damasco, la regia della repressione affidata all’Iran (“… il ricorso non più solo alle milizie interne, le shabiha, ma anche alle ‘legioni straniere’: tra i quarantotto sciiti iraniani rapiti a Damasco il 4 agosto vi sarebbero, asseritamente, anche diversi pasdaran ed ex militari…” scrive Terzi), il dovere morale, oltre che l’interesse, che la comunità internazionale ha nel sostenere la transizione a Damasco, che comunque “dovrà essere guidata dal popolo siriano”.
Nella seconda parte, la lettera di Terzi freme dunque d’urgenza e d’iniziativa, ma sciaguratamente – come se sulla Siria non si fossero già sprecate parole d’impotenza da ogni dove e per diciotto mesi – freme a vuoto: manca la ciccia. La voglia di comunicare è tanta, ma le proposte reali per fare qualcosa sono poche. Per esempio, il ministro dà notizia di avere deciso “l’istituzione di una task Force sulla Siria all’interno del ministero degli Esteri e proposto la creazione di un apposito tavolo interministeriale”. Un tavolo interministeriale: due parole udite le quali i ribelli siriani, gli squadroni della morte e i soldati a bordo dei carri si fermeranno e si asterranno dalla strage quotidiana.
La lettera dice anche che qui da noi in Italia si starebbe per avviare “una riflessione informale con un gruppo di alleati e paesi partner sul dopo-Assad”. Una riflessione informale: e lo stiamo dicendo a tutte le parti in causa, quindi ai ribelli che resistono alla potenza di fuoco dell’esercito governativo, al governo di Bashar el Assad e alle nazioni coinvolte come Iran, Russia, Turchia e Stati Uniti. Come se contasse qualcosa.
La lettera dice anche che qui da noi in Italia si starebbe per avviare “una riflessione informale con un gruppo di alleati e paesi partner sul dopo-Assad”. Una riflessione informale: e lo stiamo dicendo a tutte le parti in causa, quindi ai ribelli che resistono alla potenza di fuoco dell’esercito governativo, al governo di Bashar el Assad e alle nazioni coinvolte come Iran, Russia, Turchia e Stati Uniti. Come se contasse qualcosa.
Viene la tentazione di sottoporre la lettera al giudizio asciutto dei ribelli siriani, e chiedere loro che cosa pensino della riflessione informale e della proposta di tavolo interministeriale. Probabilmente crederebbero a qualche pasticcio di traduzione. Oppure la sintetizzerebbero così: “Ah, alla fine avete deciso anche voi di darci le radio. Avremmo preferito una ‘no fly zone’, ma era improbabile che faceste più degli altri paesi”.
Il finale è perentorio: “La crisi siriana è un’assoluta priorità della nostra politica estera e dobbiamo continuare a essere all’altezza della sfida”. Ma le notizie che arrivano da Parigi, dove ora prendono in considerazione davvero la creazione di una ‘no fly zone’ sulla Siria, suonano più incisive.
Il finale è perentorio: “La crisi siriana è un’assoluta priorità della nostra politica estera e dobbiamo continuare a essere all’altezza della sfida”. Ma le notizie che arrivano da Parigi, dove ora prendono in considerazione davvero la creazione di una ‘no fly zone’ sulla Siria, suonano più incisive.